Ho un amico che incontro, fortunatamente, molto raramente.

È una persona che stimo molto, gentile, colto e allora perché quel "fortunatamente" nella frase di apertura di questo articolo.

Te lo dico subito.

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Questo mio caro amico ha una percezione dello spazio molto diversa dal mio.

Quando parla invade quello che io considero il mio spazio, inteso proprio in centimetri cubici, privato.

Ognuno di noi si muove come se fosse all'interno di una sfera gigante. All'interno di essa ci sentiamo protetti e non tutti è concesso invaderla.

Può farlo una persona con la quale scegliamo di avere rapporti d'intimità, ma non può farlo chi riteniamo estraneo a tale prossimità.

La prossemica - di cui ti parlo in questo video - studia il rapporto tra spazio e persone, suddividendolo in 4 diversi livelli:

  1. La distanza intima - quella al di sotto dei 50 cm
  2. Distanza personale - quella che va dai 50 cm al metro o poco più
  3. Distanza sociale - quella che va dal metro ai 3 metri.
  4. Distanza pubblica - quella che va oltre i 3 metri.

(nel video trovi maggiori dettagli)

A queste se ne aggiunta una che è in realtà una prescrizione, data la pandemia, che è il distanziamento sociale.

 

La distanza è un elemento fondamentale nella comunicazione e rientra nel famoso e tanto citato "linguaggio non verbale" e cambia anche a seconda dei luoghi.

Differenti culture hanno un differente rapporto con la distanza.

Essere coscienti della prossemica ti renderà un comunicatore migliore.

 

Carlo Loiudice

 

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Accettare non significa approvare.

Nella mia vita ho dovuto diverse volte fare i conti con rabbia e frustrazione.

Credo che sia un’esperienza comune a molte persone.

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Come attore ho sperimentato quella sensazione di non essere compresi, il sentirsi classificati come superflui se non addirittura parassiti - l’arte vive di finanziamenti - un inutile costo, un elemento di biasimo e di compassione.

 

Nonostante ciò ho sempre alzato la testa e continuato in maniera ostinata a percorrere la mia strada.

 

Ma qual era la fonte di tale dolore?

Oggi, e grazie a percorsi di life coaching, ho la risposta. 

Confondevo approvazione con accettazione.

 

Accettare non significa essere d’accordo.

 

Tutt’ora non sono d’accordo con chi ritiene che l’arte sia una spesa di cui si possa fare a meno e che che gli artisti siano solo persone immature e con poca voglia di fare un lavoro “serio”.

Ma accetto che il confronto con questo tipo di realtà sia inevitabile, perché se fai l’artista devi mettere in conto che dovrai superare una serie di difficoltà e scontrarti con una serie di luoghi comuni difficili da sradicare.

 

Accettare non significa non sentire dolore, ma riconoscergli uno spazio ed un tempo.

 

Il primo passo è accettare, sedersi e osservare, lasciare che dolore, paura, rabbia frustrazione possano scorrere fino a liberarsene.

L’accettazione è il primo passaggio. Si tratta di un processo di ascolto e di osservazione. 

 

Stiamo parlando di mindfulness.

 

Accettare non significa nemmeno rassegnarsi, ma bensì trasformare quell'esperienza in opportunità di crescita.

La rassegnazione è l'auto costrizione all'immobilità. È accettazione sofferta. Nuovo dolore.

 

L'accettazione è lo step che precede l'azione.

E ora stiamo parlando di coaching.

 

PS

Partecipa Sabato 15 Gennaio 2022 (9,30/13,00)

al workshop collettivo di Life Coaching che terrò online.

clicca qui per scoprire di più: VOGLIO CAMBIARE

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il 2022 è alle porte, preparatevi a trovare contenuti che hanno titoli di questo tipo:

"Buoni propositi per il 2022" oppure "New Year's Resolutions per l'anno 2022".

Di cosa si tratta?

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Di liste di obiettivi da raggiungere nel nuovo anno.

Se le avete fatte negli anni passati, sapete già come va a finire: dimagrire, smettere di fumare, guadagnare di più, trovare il grande amore...

tutto rimane sospeso da Febbraio in poi. 

Ma perché tali liste di buoni propositi non funzionano mai?

Perché ci affidiamo al mito della motivazione. 

La motivazione è una specie di forza che ti spinge nella fase iniziale ma che man mano si va spegnendo fino ad esaurirsi del tutto.

Quello che invece funziona è l'avere una vision.

La vision ha il potere di trasformarci in un motore perpetuo che anzi si carica sempre di più, strada facendo.

Nel workshop "Voglio Cambiare" che terrò online via zoom il 15 Gennaio 2022 dalle ore 9,30am lavoreremo in questa direzione con lo scopo di vedere i tuoi obiettivi realizzarsi una vota per tutte.

Faremo life coaching di gruppo.

Avrai modo di confrontarti con altri partecipanti, di fare nuove amicizie e di usufruire dell'energia del gruppo.

Voglio Cambiare è un workshop di life coaching collettivo straordinario, è un regalo che devi concerti se non vuoi rispolverare nuovamente la solita vecchia lista dei 

desideri a fine 2022 per il prossimo di anno.

Se vuoi che le cose cambino, devi cambiare il tuo modo di agire.

L'azione è l'unica a produrre risultati.

Ci stai ancora pensando?

Clicca qui e prenota il tuo posto!

Ti aspetto.

 

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Avevo una bici da corsa, l'avevo chiamata "Dama Bianca" come l'amante di Fausto Coppi.

Era piccola per me e mantenere l'equilibrio su di essa non era facile.

Mi era stata regalata da alcune amiche italiane e spagnole.

 

 

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Una notte a Berlino rientrando a casa da Mitte - allora abitavo a Prenzlauerberg - ho infilato la ruota anteriore nel binario del tram e... baaam ho fatto un volo!

Fortunatamente non ho urtato la testa ma solo la spalla, molto forte, senza rompermela.

Ho avuto difficoltà ad alzare il braccio in maniera completa per circa un anno.

 

Al momento della caduta ho emesso un grido di dolore e dei passanti mi hanno aiutato a rialzarmi.

Ho sentito il bisogno di lamentarmi perché avevo bisogno di ascolto, di coccole, dopotutto a questo serve il lamento.

 

 

Quello di cui parlerò è, invece, un altro tipo di lamento, quello cioè continuo e fine a se stesso, paralizzante.

Parlo dell'eterno lamentarsi del mondo esterno, della società, del progresso, del Sistema, del passato, del futuro...

Ritengo che nel medio/lungo termine esso sia un atteggiamento immaturo e dannoso al tempo stesso.

 

Il lamentarsi continuamente offre dei vantaggi:

1 libera il lamentoso da ogni responsabilità

2 lo eleva a rango di "puro", cioè di colui che non ha nulla a che fare con questo mondo

3 lo rende eterna vittima innocente

4 lo pone sempre al centro di attenzioni tanto che spesso monopolizza le discussioni.

 

Ma attenzione, il prezzo da pagare è la perdita di credibilità perché le persone mature sanno:

1 che le responsabilità non possono essere solo e sempre degli "altri"

2 che siamo esseri complessi e che nessuno è detentore della verità assoluta

3 che è necessario riconoscere i propri errori e prendersene la responsabilità

 

3 che bisogna avere rispetto delle difficoltà altrui e ascoltare anziché anteporre sempre il proprio dramma personale

 

Allora la soluzione dov'è?

Nel mettere i piedi per terra, raccogliere i cocci, rimettersi in bici e pedalare.

E con questo intendo:

1 dare uno spazio minimo necessario al lamento

2 prendersi le proprie responsabilità

3 valutare i punti di vista dell'altro

4 abbracciare la complessità del mondo

5 passare all'azione.

 

Il mondo è pieno di pretesti per lamentarsi, ma è altrettanto pieno di opportunità da cavalcare.

 

Parola di Life Coach

 

 

 

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Se dovessimo definire la società di oggi useremmo sicuramente questa espressione: “la società dell’immagine” e ancora,

se si dovesse definire quale dei nostri sensi è quello predominante, senza esitazione alcuna in molti direbbero la vista.

Da qui la maniacale ossessione per vestiti, accessori e finanche foto ritocco e chirurgia estetica.

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Eppure c’è un altro elemento che prepotentemente si fatto strada nella comunicazione ed è la voce.

Messaggi vocali, podcast, audiolibri.

La fruizione dei contenuti audio è sempre più presente nelle nostre vite e lo ha fatto in silenzio, in punta di piedi.

Perché così fa la voce: meno appariscente dell’immagine ma capace di far vibrare, per risonanza, parti dell’anima.

Inutile dire che nel public speaking, la voce costituisce una grande parte della retorica.

Urlare, sussurrare, enfatizzare sono solo alcuni degli elementi che possiamo utilizzare.

Poi ci sarebbe l’accento, l’articolazione, il volume.

In questo articolo proverò a darti qualche piccolo suggerimento per poter cominciare a lavorare sulla voce:

 

1 Per riscaldarla semplicemente sbadiglia e fallo in modo sonoro e maleducato, spalancando la bocca come fossi un leone nella foresta. Sbadigliare è il modo più rapido rilassare la voce e muove il diaframma. Ecco un video per poter sbadigliare insieme!

 

2 Adatta il volume alle situazioni. Se sei in una one-to-one conversation, a corta distanza con il tuo interlocutore, non hai bisogno di urlare. Vice versa, se sei su un palco senza microfono, allora dei sostenere un po’ la voce.

 

3 Usa un tono basso quando cominci a parlare. Preferiamo le voci calde a quelle stridule. (Per tono intendo nota”)

 

4 Parla lentamente e senza mangiarti le parole né le finali. Qui trovi dei video dove ti spiego come esercitarti.

 

5 Tono basso, lentezza, ma anche variazioni e pause! Alterna toni alti a toni bassi, diversi volumi, dai ritmo, ma soprattutto fai pause.

 

Questo è solo l’inizio, Se vuoi approfondire puoi esercitarti leggendo ad alta voce. La lettura in voce è il miglior modo per poter “giocare” con la voce, perché ricorda:

il coaching è un gioco e quando ci divertiamo impariamo meglio.

 

Parola di Life Coach.

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