Conferenze, che disastro!

Le conferenze sono spesso un disastro!

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M’intrufolo spesso a conferenze di vario tipo, un po’ per curiosità e un po’ per capire quello che funziona e quello che non funziona.

Mi torna molto utile durante i miei corsi.

Quello che vedo è che una grande percentuale delle persone che parla in pubblico non ha idea di come si stia su un palco.

E lo si nota nei primissimi secondi.

Voglio essere chiaro, questo non ha nulla a che fare con il livello di preparazione dell’oratore.

Ho avuto il piacere di apprendere cose che non sapevo, ma con che fatica! Anche chi è abituato a presentare da anni risulta spesso noioso, incapace di creare una relazione col pubblico, preso dal suo discorso e dalle sue slide, senza che se ne renda conto.

Il palco ha delle regole ben precise e, al solito, non dimentichiamoci che lo scopo di tenere una conferenza è proprio quello di poter condividere col publico delle conoscenze.

Se si rimane chiusi nella propria bolla di competenze, senza far sì che nessuno possa accedervi con piacere, tutto il lavoro rimane inutile.

Ci sarebbe tanto da dire e mi riprometto di parlarne in altri articoli del blog, ma un primo consiglio è quello di utilizzare meno del tempo che vi hanno concesso.

Se dovete parlare per 60 minuti, parlate per 45, 50 minuti.

Utilizzate il resto del tempo per delle domande, per delle interazioni col pubblico.

Non dimenticate mai che quello che conta in un discorso, quello che deve essere chiamato all’azione, qualsiasi essa sia, è chi vi siede di fronte.

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Comincia bene la giornata

Non sempre ci svegliamo con l'umore giusto.

A volte si fa davvero fatica a dare il giusto tono alla giornata.

Ma ecco un segreto per far sì che le tue giornate comincino in maniera positiva.

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Mettersi nei panni dell’altro, quindi stabilire una connessione empatica, è sempre di grande aiuto.

Come vi sentireste se le persone vi dicessero “ma come sei ingrassato”, “come sei pallido”, “ma come ti sei vestito male stamattina”, etc.

Provereste probabilmente rabbia, frustrazione, sconforto o nella migliore delle ipotesi indifferenza, ma di certo nulla di positivo.

Per evitare che le altre persone, provino nei vostri confronti i sentimenti disagio, evitate di disprezzare. 

Al contrario! Sorprendete con qualche piccolo complimento e notate le reazioni dei destinatari.

Vedrete come sarete accolti con più fiducia, con un sorriso.

E’ la famosa legge secondo la quale l’universo ci restituisce quello che doniamo. 

Se volete che gli altri siano ben disposti nei vostri confronti, siatelo voi per primi nei loro.

 

PS

E se volete avere una ulteriore marcia in più, createvi una morning routine.

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A cosa servono le emoticon

Non usare le emoticon può essere molto sconveniente. Vediamo perché.

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Nate negli anni ottanta, le emoticon sono entrate a far parte del nostro modo di comunicare.

 

Le e-mail hanno quasi del tutto sostituto la posta cartacea, le chat di Facebook, Messanger, Instagram e Whatsapp impegnano gran parte della nostra giornata. Le usiamo per piacere, ma anche per lavoro.

 

E' un modo di comunicare è velocissimo, in tempo reale e spesso ci impegna in maniera multipla: mentre mandi un’e-mail, rispondi tramite whatsapp e ricevi, allo stesso tempo, un messaggio su Instagram!

 

La comunicazione multipla e in tempo reale va a discapito della comprensione e dell’interpretazione del messaggio, le quali sono affidate sempre al ricevente.

 

Facciamo un esempio: Laura scrive in maniera scherzosa a Marco “non mi va di vederti stasera” e questi interpreta il messaggio in maniera seriosa o addirittura cattiva.

 

Come evitare tutto questo? Utilizzando l’emoticon. Se Laura avesse scritto “non mi va di vederti stasera “ seguito da una faccina sorridente che fa la linguaccia, Marco avrebbe senz’altro capito che si trattava di uno scherzo.

 

Un messaggio breve, quindi non articolato, privo di argomentazioni, introduzioni o spiegazioni viene filtrato dal ricevente, il quale darà al messaggio un suo personale significato che non sempre ha valore oggettivo.

 

Se il ricevente è di pessimo umore, per esempio, potrebbe come nel caso di Marco, fraintendere le vostre buone intenzioni.

 

Quando parliamo possiamo utilizzare il linguaggio non verbale e paraverbale

, ma di certo non possiamo farlo con un messaggio scritto e di poche centinaia di caratteri.

 

Una faccina, un animaletto, un cuoricino diventano messaggeri di emozioni.

 

Le emoticon sono uno strumento da usare consapevolmente. Non farne economia!

 

Ci sono anche emoticon che diventano una vera e propria firma.

 

Qual è la tua?

 

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Contenuto o forma

“Non è importante cosa dici, ma come lo dici”, sarà vero?

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La forma serve a rendere percettibile il valore di un oggetto o in questo caso di un discorso.

Come esseri umani percepiamo, attraverso i sensi, un contenuto tramite la forma.

Alcune aziende anno fatto del packaging, l’involucro contenitore, una vera è propria arte, spesso anche a discapito dell’ambiente.

Quando ero a New York, non lo dimenticherò mai, sono rimasto sconvolto dalla quantità di plastica utilizzata per il cibo d’asporto. Pareva che dovesse essere bello piuttosto che buono e, la maggior parte delle volte, era proprio così!

Forma e contenuto sono efficaci quando sono uniti tra loro da un legame forte.

Si pensi alla Apple: unisce innovazione tecnologica e affidabilità a forme accattivanti (packaging compreso). Oppure a marchi come Ferrari, Lamborghini o ai vari profumi. Una bella bottiglietta deve contenere un’essenza accattivante.

La forma esalta il contenuto a patto che quest’ultimo abbia sostanza. Questo crea un rapporto di fiducia, nel tempo, con chi ti ascolta.

Per quanto mi riguarda, il lavoro sul contenuto è imprescindibile. Per poter parlare bene in pubblico, bisogna studiare e prepararsi per bene. Avere, insomma, qualcosa interessante da dire. Il “come” subentra in un secondo momento.

Se non sai come dire qualcosa, prescindendo da quanto interesse essa possa suscitare, non ti ascolterà nessuno e la tua fantastica idea rimarrà chiusa in un cassetto senza avere alcun impatto sulla società.

Devi lavorare sul contenuto e dargli forma. Questo è il segreto.

Attraverso le tecniche di public speaking riuscirai ad esprimerti al meglio, ma ricorda e te lo ripeto, non tralasciare mai il “cosa” stai dicendo.

A tal proposito, interrogati sempre con un segreto “e quindi?” Alla fine di ogni concetto espresso.

Ho scritto questo post e quindi? Cosa volevo dire?

Che va bene migliorare la forma fino a trovare quella giusta, ma che il senso di quello che dici è fondamentale.

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Come fare le presentazioni

Le feste sono le occasioni migliori per poter conoscere nuova gente e, spesso, per consolidare rapporti sociali.

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Festeggiare un compleanno, per esempio, potrebbe essere un’ottima strategia per porsi in una posizione di vantaggio, quella di “padrone di casa”.

Questo comporta però degli oneri e delle particolari attenzioni, soprattutto quando si deve introdurre un nuovo ospite.

Tra un cocktail ed un altro, ti capiterà di dover fare le presentazioni. E’ per tanto necessario seguire alcune semplici regole.

Chi presentare prima?

Il galateo in questo casi ci viene in soccorso. La regola prevede, infatti, che la persona meno importante venga presentata a quella più importante; che l’uomo venga presentato alla donna - un po’ fuori moda, ma utile in certi contesti formali; e che la persona più giovane venga presentata alla quella più anziana.

Fin qui tutto bene, ma non basta.

Limitarsi a dire: “Gianna ti presento Alfredo”, potrebbe lasciare i due ospiti muti e in una situazione di totale imbarazzo!

Come evitare questo spiacevole inconveniente?

Aggiungendo qualche informazione in più, dopo che si è detto il nome, che possa stimolare la conversazione. Per esempio: “Gianna ti presento Alfredo, è nuovo in città e viene da una delle zone più belle d’Italia, dalle Alpi. Ha appena pubblicato un catalogo fotografico sulle Dolomiti… “.

In questo modo Gianna avrà un argomento di conversazione e l’imbarazzo tra i due scomparirà.

Fare delle buone presentazioni farà di te un buon ospite e i tuoi party potrebbero, nel tempo, diventare degli appuntamenti ai quali sarà impossibile rinunciare.

Ora che conosci anche questo piccolo trucco, organizza subito una festa di compleanno!

PS

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