Parlare faccia a faccia

Quando parliamo di public speaking, non ci riferiamo solo a conferenze o all’essere su un palco, microfono in mano, di fronte ad un pubblico numeroso, ma anche di comunicazione “one to one”, cioè tra due persone.

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Questa avviene tutti giorni e si verifica quando si affrontano colloqui di lavoro o esami o vendite.

Presi dalla smania del successo, cioè di voler fare bella figura, siamo spesso molto preoccupati da cosa dire. Pensiamo alla risposta, piuttosto che ad ascoltare quello che ci viene detto o chiesto. Questo tipo di atteggiamento è molto nocivo, perché crea una grande distanza tra gli interlocutori.

Il mio suggerimento è quello di concentrarsi sull’ascolto anziché sulla produzione. Sii presente, crea un rapporto empatico con chi ti sta di fronte.

Quando sei in difficoltà spesso chiami quell’amico in grado di ascoltarti, che pur non avendo risposte a problemi forse complessi, ti siede di fronte senza interrompere, né giudicare.

E’ un modello vincente di persona che sa ascoltare e parlare in maniera pertinente.

Prima di sciorinare le tue competenze, in un colloquio di lavoro, cerca di capire bene cosa, la persona che ti sta di fronte, sta realmente cercando e vedrai che riuscirai a creare immediatamente una relazione con il tuo intervistatore.

La conversazione one to one non è una gara di competenze, ma un semplice dialogo tra due persone. Vedila in questo modo e le tue paure smetteranno immediatamente di tormentarti.

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Vi è mai capitato di dover parlare una lingua straniera e di provare un imbarazzo tale da rimanere impietriti?

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Capita in vacanza, capita tutti i giorni se vivete come me in una città internazionale e potrebbe capitare anche per lavoro, per esempio il vostro capo decide di mandavri all’estero a presentare un progetto.

Prescindendo dal livello di conoscenza della lingua, a tutti può succedere di non sentirsi a proprio agio.

Perché accade questo?

Quello che prende il sopravvento è il cercare di evitare il giudizio altrui: “ascolta come parla male in inglese”; “ma hai visto quanti errori commette” e cosa fai per sottrarti a tutto ciò? Cerchi di concentrarti per non commettere errori grammaticali. Ma più sei concentrato e più il panico e gli errori aumentano.

Parlare in pubblico in un’altra lingua è in effetti una bella sfida. Come superarla?

Devi innanzitutto accettare, tu in primis, che non sei un madre lingua e che come tale commetterai degli errori di grammatica e di pronuncia. Pensaci, raramente uno straniero che si sforza di parlare in italiano viene giudicato male. Anzi, viene apprezzato per il suo impegno. Perché allora gli altri dovrebbero giudicare male te. Il peggior giudice di te stesso, come al solito, sei tu. Pensi che gli altri pensino quello che tu pensi debbano pensare! (bel gioco di parole).

La realtà è spesso più amica.

Parlare in pubblico in inglese, tedesco, spagnolo, cinese non è un esame. La lingua è solo un mezzo che ti permette di comunicare con gli atri, una sorta ti terreno comune, dove sicuramente non tutti sono a proprio agio, ma che senza il quale non si potrebbe entrare in contatto gli uni con gli altri.

Concentrati quindi sulla tua mission, sul contenuto, su chi ti sta di fronte e non sul tuo modo di padroneggiare la lingua e poi… il tuo accento italiano sarà sicuramente di gradimento a molti!

"Se parli con un uomo in una lingua a lui comprensibile, arriverai alla sua testa. Se gli parli nella sua lingua, arriverai al suo cuore". (Nelson Mandela)

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100 modi di dire "ti amo"

Quanti modi abbiamo per dire la stessa cosa. La frase può cambiare completamente significato a seconda del tono e del modo in cui viene pronunciata. Sai perché?

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Nella comunicazione chi gioca un grosso ruolo non sono le parole, ma tutto il resto.

Entriamo nel merito e cerchiamo di capirne di più.

Negli anni ’60 lo psicologo americano Albert Mehrabian registrò che in percentuale la forza comunicativa delle parole è del 7%, quella del paraverbale (la voce) del 38% e quella del non verbale del (55%).

 

Pur non essendo, questi, dei valori fissi ed applicabili in ogni situazione, sono un buon indice che ci fa comprendere quanto il modo in cui comunichiamo possa dare forza o inficiare il contenuto di un discorso.

L’immagine (il non verbale) arriva in pochi secondi nella mente di chi ti ascolta. Crea la cosiddetta prima impressione, quella che è difficile da scardinare. Tutto quello che dirai sarà in qualche modo influenzato da questa immagine. Non solo. Se il tuo modo di usare la voce, il corpo, il movimento comunicano in maniera non coerente con quanto stai dicendo (vedi i primi secondi del mio video), le parole avranno un valore vicino allo zero.

 I politici, gli attori e tutti coloro che per lavoro sono spesso davanti ad una telecamera, conosco - o dovrebbero conoscere - molto bene questi meccanismi.

 Quando ascoltando qualcuno ti capita di dire “non gli credo”, spesso è perché inconsciamente, attraverso il paraverbale e il non verbale, hai recepito altro.

 Diventare coscienti del proprio modo di comunicare ti permetterà di avere una comunicazione coerente e, se ti eserciterai, convincente e potente.

"Due persone dicono reciprocamente “ti amo”, o lo pensano, e ciascuno vuol dire una cosa diversa, una vita diversa, perfino forse un colore diverso o un aroma diverso, nella somma astratta di impressioni che costituisce l’attività dell’anima".
(Fernando Pessoa)

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“Ho impiegato tutta la vita per imparare a disegnare come un bambino”. Adoro questa frase di Pablo Picasso.

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Essa rende perfettamente quella che è l’essenza del lavoro di un artista ed essendo il public speaking una vera è propria arte, be’ allora il divertimento è assolutamente necessario.

In inglese suonare o recitare si dice "to play", cioè "giocare". E sì, perché l'arte è un gioco.

Parlare in pubblico è un po’ come imparare ad andare in bicicletta. All’inizio la tua preoccupazione principale è quella di tenere l’equilibrio al fine di non cadere. In questa fase sei teso e tutto concentrato a muovere piedi e mani in modo giusto. E’ solo quando hai acquisito scioltezza che cominci a correre spensierato e a divertirti.

Ora vedi il pubblico come un nemico e il pensiero di starci di fronte e parlagli ti provoca ansia e paura, ma una volta che impari a farlo, scoprirai che è estremamente divertente e non ne potrai più fare a meno.

Proverai sempre quel brivido d’emozione che ti sarà utile per darti energia, ma potrai finalmente vivere quest’esperienza con gioia e non più come un terribile incubo.

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