Mangiarsi le finali è un vizio molto diffuso!

Per chi poi è costretto a parlare in pubblico per lavoro, insegnanti a scuola o all'università, professori e imprenditori in conferenze, giornalisti in televisione o in radio o in interviste, ma anche per chi non fa public speaking ma semplicemente s'intrattiene con amici, questo problema è davvero fastidioso.

Il "pubblico" non ti capisce se mangi le finali (o le parole in generale).

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In teatro gli attori dicono "battere la finale" per indicare la corretta attitudine fonetica di pronunciare correttamente tutta la parola.

Se non pronunci le finali, la gente non ti capisce!

Niente paura o ansia! Per imparare a pronunciare le finali, non ti serve un logopedista, né un intero corso di dizione italiana.

Ti basterà applicare quotidianamente l'esercizio che ti mostro nel video.

Attento, in qualità di coach devo avvisarti che senza il tuo costante impegno, senza un minimo di motivazione personale, quello che vedrai resterà una semplice nozione. E', invece, necessario creare una nuova abitudine affinché il tuo cervello riconosca che alla fine della parola c'è una vocale e che questa va assolutamente pronunciata.

A differenza dell'inglese, del tedesco o del francese, l'italiano, un po' come lo spagnolo, è composto di parole che terminano con vocali.
Questo al 99%.

Se vuoi essere un buon public speaker e colpire, persuadere e chiamare alla CTA - call to action (all'azione) il tuo pubblico mostrando self-confidence (sicurezza in stesso) e autorevolezza, devi avere una buona fonetica.

Vediamo come.

Prendi un libro qualsiasi e comincia a leggere dal basso verso l'alto e da destra verso sinistra una parola alla volta lentamente.

L'esercizio consiste nell'aggiungere una "t" alla fine di ogni parola. Per esempio: casaT; aT; vadoT; e via dicendo. In questo modo il tuo cervello imparerà che alla fine di ogni parola c'è una lettera e che questa va detta e pronunciata chiaramente. Se avrai la costanza di fare questo esercizio tutti i giorni per qualche minuto al giorno sia pur leggendo tre righi, vedrai come già dopo una settimana non avrai più il problema di mangiare le finale e come il tuo comunicare diventerà chiaro ed efficace.

Basta solo un po' di pazienza e di volontà. Ricorda: esercitarsi due minuti al giorno per un mese è molto più proficuo che esercitarsi un'ora in un solo giorno.

Il cervello ha bisogno di tempo per poter sostituire una vecchia e cattiva abitudine con una nuova.

Non solo le finali, mangi le parole in generale?

Allora guarda questo video per scoprire altri brevi e pratici esercizi!

Buon lavoro

 

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Quello del mangiarsi le parole è davvero una pessima abitudine, ma non demordere, nulla è irrimediabile.

In questo video articolo del mio blog, ti darò quattro esercizi, quattro trucchi, per poter smettere di farlo.

Andiamo a vedere innanzitutto di cosa si tratta.

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Chi si mangia le parole, semplicemente non pronuncia tutte le sillabe che le compongono, ottenendo il risultato, a scuola, in ufficio, al lavoro o quando parla in pubblico, di non rendere comprensibili i propri discorsi.

Spesso è un vizio che ci si porta dietro dall'infanzia.

Da bambino hai cominciato a parlare in questo modo, mai nessuno, insegnate o genitore, ti ha corretto e col tempo questo vizio è diventato una brutta abitudine.

Come facciamo foneticamente a comporre le parole? Producendo un suono che prende forma nelle 7 vocali fonetiche (quelle grammaticali sono, come ben sai, cinque): i, é, è, a, ò, o, u. Se hai studiato dizione, sai bene di cosa sto parlando.

Le "e" e le "o" , acute o gravi, aperte o chiuse, sono quelle che fanno la differenza. Ma questa è un'altra storia. Dicevamo, emettiamo un suono attraverso le corde vocali e attraverso degli "incidenti" che chiamiamo consonanti, generati da un movimento del palato, della lingua o delle labbra, creiamo le consonanti e di conseguenza le varie sillabe. Se le pronunci tutte correttamente, va bene, ma se mangi qualcuna di queste, allora hai necessità di fare qualche esercizio che ti indicherò. Niente ansia e paura. E’ un problema di facile risoluzione.

Ci vuole solo un po’ di buona volontà e motivazione.

Nr 1. Il primo trucco è quello di rallentare. Chi parla molto velocemente tende a mangiarsi le parole.

La velocità del pensiero non è supportata dalla velocità dei muscoli facciali e dell’apparato fonatorio in genere. Pensiamo più velocemente di quanto parliamo e pensare veloce è un bene, ma parlare veloce non lo è affatto. Devi parlare lentamente. Quando fai public speaking, e non solo quando sei di fronte al pubblico, ma anche in occasioni di 1:1 conversation - conversazioni faccia a faccia, colloqui di lavoro, con amici o romantici - parla piano!
Rallenta e vedrai che avrai maggiore controllo della tua comunicazione.

 

Nr 2. Il secondo trucco è un esercizio. L’apparato fonatorio ha bisogno di essere allenato.

Ci sono muscoli del viso che per pigrizia, cattive abitudini, cadenze, etc, non utilizzi. Questo fa si che il tuo parlare risulti pigro, che la tua faccia si muova poco e che la tua comunicazione risulti poco tonica. Risultato? Ti mangi le parole. Qual è la soluzione? Fare tutti i gironi davanti allo specchio delle smorfie. Niente paura, non c’è nulla di male, nessuno ti giudicherà per questo. Puoi farle da solo, con amici e se hai dei bambini, divertiti con loro. Tornerà utile ad entrambi.

 

Nr 3. Terzo esercizio. Per poter allenare ulteriormente ed in maniera specifica la muscolatura facciale, esercitati con degli scioglilingua.

Comincia lentamente, pronunciali pezzo per pezzo, parola per parola e aumenta, rimanendo preciso, man mano la velocità. Vedrai che ogni settimana imparerai uno o due scioglilingua, farai colpo sugli amici, allenerai anche la memoria e la tua muscolatura facciale ne trarrà beneficio.


Ah, dimenticavo, tutto ciò fa anche bene alle rughe e non avrai bisogno di ricorre ad un chirurgo estetico, al silicone, al botox, 

 

Nr4. Il quarto trucco consiste nell’aprire un libro, un giornale o una rivista qualsiasi e cominciare da destra verso sinistra, dal basso verso l’alto, a leggere sillabando foneticamente (non grammaticalmente) le parole.
Questo è un esercizio importantissimo per il tuo cervello. Creerà nel giro di pochi giorni e settimana una nuova abitudine. Il cervello comincerà automaticamente a riconoscere le sillabe e grazie al tuo apparato fonatorio e alla tua articolazione facciale tonica e ben allenata, smetterai di mangiare le parole.

Il tuo parlare in pubblico ne trarrà davvero grande vantaggio. Ricorda, per dismettere una vecchia abitudine e sostituirla con una nuova, ci voglio giorni - alcuni parlando di 28 giorni, altri di 66 giorni - di allenamento costante.

Resisti. Dedica un minuto al giorno per ognuno di questi trucchi e diventerai un public speaker.

Questo lo puoi fare da solo o con l’aiuto di public speaking coach, ma come vedi, niente è impossibile. Serve solo applicazione, costanza e buona volontà.

Scioglilingua suggeriti.

1. Trentatré trentini entrarono in Trento, tutti e trentatré trotterellando.

2. Se l’arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse, vi disarcivescoviscostantinopolizzereste voi come si è disarcivescoviscostantinopolizzato l’Arcivescovo di Costantinopoli?

 

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Perché imparare a parlare in pubblico è importante?
In questo video articolo faremo una riflessione sull’importanza del public speaking e della comunicazione in generale. Analizzeremo tre motivi per i quali val la pena imparare a comunicare con il pubblico e un motivo per non farlo. Il mondo del lavoro e la vita in generale ci pongono sempre di fronte a nuove sfide.

Se lasciamo campo libero alle nostre paure ed insicurezze, saremo sempre in balia degli eventi.

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1. Vuoi avere self-confidence? ti piacerebbe poter essere più sicuro di te stesso, avere maggiore consapevolezza e non essere vittima del panico tutte le volte che una nuova sfida, come quella appunto di parlare in pubblico, si presenta? Allora è forse il caso di capire perché è importante acquisire e praticare qualche tecnica di comunicazione.

Imparare a parlare in pubblico ti aiuta a superare ansia e paura.

Stare su un palco crea soggezione. Ci si ritrova al centro dell’attenzione, con un microfono in mano e il respiro comincia a mancare, le mani sudano, la testa gira e la memoria potrebbe fare brutti scherzi. About Blank! Se vuoi evitare questi problemi e fare dell’ansia e della paura dei tuoi alleati, studiare public speaking è quello che ti serve. Ti darà maggiore sicurezza in te stesso e scoprirai quanto queste due emozioni siano in realtà una fonte di energia indispensabile.

2. Apertura.
Quanto investi nelle tue ricerche? Se sei un imprenditore, quanto tempo, soldi, energie investi in quello che produci o che fai? E quanto investi in comunicazione? E per comunicazione intendiamo, ovviamente, anche il parlare in pubblico. Se crei un’opera d’arte e la tieni in cantina, quell’opera non sarà utile a nessuno. Nessuno potrà ammirarne la bellezza. Le idee sono come opere d’arte: hanno bisogno di circolare.
Mai sentito parlare di Ted Talk? Te ne parlerò in un prossimo video.

3. Dare valore a te stesso. Per parlare in pubblico intendiamo il creare connessioni. Come? Non di certo attraverso le sole parole. In uno speech, le parole valgono solo il 7% mentre quello che più rimane impresso è il paraverbale, cioè il modo in cui utilizzi la voce e questo al 38% e il non-verbale, cioè il modo in un cui corpo e movimento comunicato e questo al 55%. Lo scopo del parlare in pubblico è quello di chiamare chi ti ascolta all’azione, la famosa “call to action”, emozionare, convincere e persuadere.

Non stiamo parlando di manipolazione, ma di comunicazione a livello emozionale.

Quale sarebbe allora un motivo per non imparare a parlare in pubblico? Watzlawick dice: è impossibile non comunicare. Questo è l’assioma fondamentale della comunicazione. Alla fermata dell’autobus o in una sala d’aspetto, avrai notato che pur non parlando, la gente parla di sé. Questo proprio perché comunicare non significa solo parlare. Allora l’unica scelta che ti rimane è quella di non rivolgere parola a nessuno, ma di certo non quella di entrare in contatto col mondo.

Detto questo, perché non studiare public speaking? Sono coach da diversi anni e ti assicuro che è una tecnica molto divertente, della quale non potrai più farne a meno.

{field 6}{field 6}Segui i miei corsi online su Udemy (Carlo Loiudice Coach) oppure contattami.

Ecco qui il link per poterlo fare

 https://www.udemy.com/courses/search/...

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Ansia di parlare in pubblico?

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Quando si tratta di parlare in pubblico tutti cominciano a soffrire di ansia: paura, palpitazioni, sudorazione e attacchi di panico.

Sai una cosa? Non c’è niente di più normale, anzi, se non avessi queste sensazioni saresti un robot. E riesci ad immaginare per un momento un robot che parla in publico? Sarebbe freddo, con una voce metallica e per niente coinvolgente.

Quello che provi o che stai provando in questo momento è una reazione ad un compito che di per sé non è semplice.

Devi esporti al pubblico e la tua mente reagisce producendo adrenalina.

Ti do un suggerimento. Le parole sono importanti e nutrono il cervello, prova quindi a chiamare questo sentimento diversamente: eccitazione, energia positiva, brivido felice o come meglio tu preferisca.

Molti attori soffrono di crisi d’ansia, nonostante facciano questo mestiere da sempre.

Negli anni ho avuto la fortuna- sfortuna di lavorare con molti di loro. Sono sempre in panico anche dopo anni di mestiere, anche ad un numero x di repliche di uno spettacolo super collaudato.

Non hanno, ahimè mai lavorato su questa loro sensazione spiacevole e spesso la trasmettono. Non lasciarsi coinvolgere da ciò è un’altra bella sfida - bada bene, ho scritto sfida e non problema, proprio perché le parole contano.

Quell’ansia serve a darti forza, energia, quel carburante necessario che ti darà il giusto spirito di affrontare il tuo compito.

Scrivi su un quaderno quello che ti succede, portalo fuori, osservalo, convivici in maniera pacifica, chiamalo diversamente e vedrai che tutto andrà bene.

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Dire "non lo so"

La preparazione è la chiave di tutto, ma non sempre…

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Preparation is key, ma non sempre si ha tempo di preparasi e, dopotutto, non lo si può essere su tutto.

Se poi state gestendo una sessione Q&A, cioè di domande e risposte, per quanto possiate preventivare i possibili quesiti, non potete di certo farlo al 100%.

Come agire in questi casi? Ecco a voi tre pratici consigli:

1 ascolta bene la domanda e cerca di capire cosa il tuo interlocutore ti sta chiedendo. In questo modo darai una riposta pertinente. Al solito prima di pensare alla risposta, focalizzati sulla domanda e, credimi, sembra scontato ma non lo è affatto;

2 per non farti prendere dal panico, aspetta qualche secondo prima di rispondere e poi comincia a parlare lentamente. Frenerai l’ansia e l’impulsività, elementi che spesso giocano brutti scherzi;

3 mostra sicurezza in te stessi, assumi una postura aperta, gioca di contatto visivo e usa un tono calmo.

Ti do un consiglio BONUS:

Se la domanda dovesse spiazzarti a tal punto di non sapere la risposta, dì semplicemente “non lo so”, “la domanda è molto interessante”, “ho un’idea a riguardo, ma preferirei essere più preciso nella risposta e fare una ricerca. Le risponderò tramite email, social, etc”

Il “non lo so” non è un’ammissione di ignoranza, sull’intero argomento, ma semplicemente un atto di onestà che verrà sicuramente apprezzato.

 

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