Accettare non significa rassegnarsi

Accettare non significa approvare.

Nella mia vita ho dovuto diverse volte fare i conti con rabbia e frustrazione.

Credo che sia un’esperienza comune a molte persone.

Come attore ho sperimentato quella sensazione di non essere compresi, il sentirsi classificati come superflui se non addirittura parassiti - l’arte vive di finanziamenti - un inutile costo, un elemento di biasimo e di compassione.

 

Nonostante ciò ho sempre alzato la testa e continuato in maniera ostinata a percorrere la mia strada.

 

Ma qual era la fonte di tale dolore?

Oggi, e grazie a percorsi di life coaching, ho la risposta. 

Confondevo approvazione con accettazione.

 

Accettare non significa essere d’accordo.

 

Tutt’ora non sono d’accordo con chi ritiene che l’arte sia una spesa di cui si possa fare a meno e che che gli artisti siano solo persone immature e con poca voglia di fare un lavoro “serio”.

Ma accetto che il confronto con questo tipo di realtà sia inevitabile, perché se fai l’artista devi mettere in conto che dovrai superare una serie di difficoltà e scontrarti con una serie di luoghi comuni difficili da sradicare.

 

Accettare non significa non sentire dolore, ma riconoscergli uno spazio ed un tempo.

 

Il primo passo è accettare, sedersi e osservare, lasciare che dolore, paura, rabbia frustrazione possano scorrere fino a liberarsene.

L’accettazione è il primo passaggio. Si tratta di un processo di ascolto e di osservazione. 

 

Stiamo parlando di mindfulness.

 

Accettare non significa nemmeno rassegnarsi, ma bensì trasformare quell'esperienza in opportunità di crescita.

La rassegnazione è l'auto costrizione all'immobilità. È accettazione sofferta. Nuovo dolore.

 

L'accettazione è lo step che precede l'azione.

E ora stiamo parlando di coaching.

 

PS

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